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LA MERENDA COLORATA

C’era una volta un ricordo. Anzi, c’è oggi, perché allora era ciò che vivevo e che avrei portato con me per sempre. Perché fa parte dei ricordi di bambina, dove tutto era bello, dove tutti erano buoni, dove la vita era colorata. Ma quando si andava dalla zia in montagna in estate, allora tutto ciò diventava quasi sfacciato, come la voglia di fermare il tempo.
Che poi ci bastava così poco. Ci bastava quel prato fiorito, quell’odore di camino che, anche se spento, aveva l’eco del profumo della legna bruciata.
Poi, dopo aver giocato e rigiocato fino allo stremo delle idee, veniva l’ora della merenda, non saprei dire se fosse più bella del resto. Ho un ricordo così vivo e così forte di quel periodo, che se mi fermo … eccolo!…è qui. La zia preparava sempre troppe cose buone per me e i miei cuginetti, che ci mettevamo intorno al tavolo a divorare dolci di ogni tipo. Beh, magari non erano che un paio, ma credetemi, erano così colorati e profumati che mi ci tuffavo proprio, e in quei momenti non facevo solo merenda ma ogni volta mi sentivo una regina!”
-dalle memorie di un ragazza cresciuta troppo per poter tornare indietro.

Lε C⊕šε Chε C⊕η†αη⊕